Dicono di noi

LA RIVISTA ABRUZZESE: IN DIFESA DEGLI AUTENTICI VALORI DELLA REGIONE
di Umberto Russo (già docente di Estetica e Storia della Critica presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti)

Quanto abbia giovato alla crescita della società regionale la “Rivista Abruzzese”, e non solo nel campo strettamente culturale, ma anche e forse soprattutto in quello della consapevolezza civile e morale, sarebbe difficile sintetizzare in un intervento che vuol essere essenzialmente una testimonianza di solidarietà e l’adesione cordiale a un momento riflessivo sui cinquant’anni di vita del periodico.
La “Rivista” ci ha dato, sì, bei saggi di abruzzesistica, utili ricerche, a volte scoperte illuminanti di storia, arte, letteratura e via dicendo, l’approccio a firme prestigiose, recuperi di opere e personaggi dimenticati, soprattutto vivaci e stimolanti pagine di antropologia e di folclore, ma al di là di questi concreti apporti di sapere ci ha parlato di seria e costruttiva collaborazione tra gli uomini di cultura, ha levato la sua voce in difesa degli autentici valori della regione – da quelli pertinenti alle sue vicende storiche alle pecularietà ambientali –, ha costantemente propugnato l’esigenza di adottare una condotta etica e sociale volta al progresso della comunità abruzzese. Non è stata, insomma, e non è un’asettica rivista culturale, è una voce libera che si leva nelle ore cruciali per ribadire certi princìpi e sostenere certe idee, magari fastidiosa per chi ha interessi divergenti da perseguire in proprio, ma di sicuro condivisa da tutti coloro che amano davvero la propria terra. Per tutto questo diciamo grazie alla “Rivista Abruzzese”, a Emiliano Giancristofaro che da tanti anni la dirige, portandone il peso (dolce o amaro che sia) con sempre giovanile entusiasmo, aprendone le pagine a 360 gradi, adeguandola tempestivamente alle nuove problematiche generate dallo scorrere degli anni. L’auspicio è che la società regionale possa ancora giovarsi a lungo di questo insostituibile strumento della sua identità culturale: un augurio, s’intende, che facciamo innanzi tutto a noi stessi.