Alfonso M. di Nola

LA RIVISTA ABRUZZESE E L’ETNOLOGIA
di Alfonso M. di Nola (già docente di Antropologia Culturale e Storia delle Religioni presso “La Sapienza” di Roma e “L’Orientale” di Napoli)

La Rivista Abruzzese, con i suoi molti decenni di vita, è divenuta certamente ma delle raccolte periodiche più importanti del Paese, come documento principalmente di storia e analisi folkloriche dell’Abruzzo. Nasce dalla passione e dalla dedizione di Emiliano Giancristofaro, la cui recente opera sul folklore abruzzese, pubblicata dalla Newton Compton in Roma, diviene un testo fondamentale e ricchissimo di documenti tradizionali di un Paese che, come l’Abruzzo, abbonda, più che ogni altra in Italia, di materiali delle culture subalterne. Lo stile con il quale Giancristofaro ha lavorato nella Rivista, con i suoi interventi, rinnova nel tempo la serietà delle opere di Gennaro Finamore che, nel secolo scorso, fu l’unico vero folklorista abruzzese e che lasciò un patrimonio di ricerche analogo per importanza a quello raccolto dal Pitrè per la Sicilia.
Giancristofaro, con il quale non si può non compiacersi, è uno studioso che, avendo alle spalle la lettura e lo studio delle grandi opere di folklore anche non italiane, è riuscito a offrire ai lettori, anche giovani, il quadro di una realtà che sembrava sparita nelle pieghe della profonda deculturazione che accompagna il declino della cultura contadina e il sorgere di una travagliata cultura industriale. E perciò soprattutto i giovani, attraverso la lettura delle pagine della Rivista, riusciranno a rinvenire le celate radici della loro storia presente e i significati di un essere nel mondo che sembra perduto nella crescente anonimia delle città e dei moduli post-industriali. A tutto si aggiunge l’importanza che la pubblicazione lavora su un piano di pura gratuità, rifiuta la pubblicità e diviene quindi la prova di un intenso ethos in una regione nella quale non è infrequente il traffico della cosa pubblica e che ha vissuto per vari decenni nella corruzione e nel clientelismo, sostenuti e difesi da un deputato «pigliatutto», celebre nella politica italiana. La Rivista rivela, perciò, che esiste anche un altro Abruzzo, ben diverso da quello cui i bassi interessi politici ci hanno abituato.