Alfonso M. di Nola

Alfonso M. di Nola: lo studio e la straordinarietà umana
di Lia Giancristofaro

Nacque a Napoli il 9 gennaio 1926 da una famiglia benestante dalle lontane origini ebraiche. Studioso infaticabile, fin da ragazzo iniziò ad interessarsi al tema della religiosità con un approccio dichiaratamente laico derivante dalla formazione marxiana e dall’esperienza di lotta acquisite durante gli anni Quaranta, periodo in cui lottò accanto agli operai dei pastifici di Gragnano per denunciare le condizioni disumane di lavoro e sfruttamento. Dopo studi di giurisprudenza, medicina e filosofia, nonché un periodo trascorso a fare volontariato in Africa, iniziò una lunga collaborazione con l’editore Guanda di Parma.


 

Furono anni, questi, molto prolifici per di Nola, che portò avanti un complesso progetto di inquadramento storico delle religioni del mondo, a cui dedicò dieci anni di lavoro continuo, per oltre quindici ore al giorno (cfr. La visione magica del mondo. Saggio di filosofia della religiosità, Parma, Guanda, 1954; Cristo in tuta. La questione dei preti operai, Parma, Guanda, 1954; La preghiera dell’uomo. Antologia della preghiera di tutti i tempi e di tutti i popoli, Parma, Guanda, 1957, tradotto in inglese, francese e tedesco; Testi Apocrifi Neotestamentari, Parma, Guanda, 1963-1966). Il progetto culminò con la pubblicazione di un’opera monumentale: l’Enciclopedia delle religioni, edita da Vallecchi in 6 volumi usciti dal 1970 al 1976, di cui di Nola redasse personalmente non solo tutte le voci relative alle religioni non cristiane, ma anche le voci di teoria generale, pari all’80% dell’intero lavoro, come notava Mircea Eliade in una sua recensione su History of Religions.
Le eccezionali capacità di catalogazione teorica e di lucidità descrittiva riconosciute nel grande successo internazionale della Enciclopedia delle religioni lo resero un indispensabile collaboratore delle opere che segnano la storia della cultura italiana, quali l’Enciclopedia Einaudi, l’Enciclopedia Italiana, l’Enciclopedia Europea. Nel 1974, per i tipi di Vallecchi, di Nola pubblicò quello che Pier Paolo Pasolini definì “un vero e proprio ‘Manifesto’ che potrebbe addirittura aprire, nel nome, sia pur tutelare, di De Martino e magari di Pettazzoni, la ‘via italiana’ alla storia delle religioni”: si trattava di Antropologia religiosa, un testo col quale di Nola si inserì, nonostante la tiepida accoglienza da parte del mondo accademico, nella tradizione italiana degli studi storico-religiosi tracciando un percorso autonomo e originale ed interpretando i comportamenti socio-religiosi in una prospettiva antropologica. Lungo questo sentiero di innovazione metodologica, alla fine degli anni Settanta di Nola cominciò ad interessarsi all’Abruzzo tramite l’allievo e assistente Ireneo Bellotta, originario di Trasacco, e l’amico Emiliano Giancristofaro, folklorista, i quali gli fecero conoscere gli aspetti più salienti della cultura popolare della regione che, rimasta ai margini dello sviluppo industriale, aveva conservato un gran numero di credenze e pratiche magico-religiose. In particolare, di Nola venne colpito dal culto di s. Domenico di Cocullo o dei serpari, nel quale ravvisò sostrati antichi e complessi sincretismi, enucleati ne Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, edito da Boringhieri. Unitamente ad un’ampia produzione sui quotidiani e sulle televisioni nazionali, il volume, tradotto in molte lingue, fece conoscere a tutti il semi-abbandonato paesino, il cui inusuale rituale ofidico, ritenuto emblema di sottosviluppo e arretratezza meridionale, aveva sino a quel momento fatto quasi storcere il naso tanto ai politici, quanto ad alcune gerarchie ecclesiatiche. Il paese, dove l’illustre studioso divenne di casa, lo volle ben presto cittadino onorario, e ogni anno, in occasione della festa, gli tributò grandi manifestazioni d’affetto per essere riuscito a decifrare il comportamento religioso che per centinaia di anni aveva cementato e rappresentato l’identità locale. Da allora, di Nola non mancò di trascorrere l’estate in Abruzzo, dove instancabilmente continuava a ricercare ed analizzare, accompagnato da Bellotta e Giancristofaro, riti, festività e usanze tramite interviste e conversazioni, lasciando sempre segni positivi presso gli informatori, di solito anziani contadini, da lui considerati amici e fratelli spirituali secondo quella sua antica scelta esistenziale, alquanto controcorrente, di voler essere debole con i deboli, forte con i forti.
In questi anni, di Nola approdò all’insegnamento universitario: dapprima ad Arezzo, sede staccata dell’Università di Siena, come cattedratico di Storia delle Religioni; poi a Roma, presso la Scuola di Perfezionamento in Scienze Storiche, Morali e Sociali della Facoltà di Filosofia dell’Università “La Sapienza”, in qualità di docente di Storia del Folklore Europeo. Nel contempo, insegnò, sempre a Roma, Storia delle Religioni Non Cristiane presso il Pontificio Ateneo Antoniano. Nel 1977 passò all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove terrà la cattedra di Storia delle Religioni fino al 1991, anno in cui viene chiamato a Roma presso la nascente Università “Roma Tre” a ricoprire lo stesso incarico, oltre a quello di Antropologia Culturale. Durante il periodo napoletano, di Nola viene incaricato, per alcuni anni, anche dell’insegnamento di Psichiatria Transculturale presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria del II° Policlinico di Napoli.
Questi anni segnarono una svolta nella sua attività scientifica, con l’avvio di una intensa e continua ricerca sul campo che spaziò dall’Abruzzo ai paesi arabi e che portò alla pubblicazione di testi presto divenuti classici dell’antropologia italiana postdemartiniana. Sono, questi, anche gli anni dell’impegno civile e della divulgazione attraverso gli articoli e le interviste sui maggiori quotidiani nazionali e riviste (Corriere della Sera, Repubblica, Il Manifesto, Il Mattino, La Stampa, Il Secolo XIX, Panorama, L’Espresso) e i frequenti dibattiti televisivi e radiofonici, anche stranieri. Le tematiche affrontate con maggiore impegno erano la denuncia dell’antisemitismo, del razzismo, del pregiudizio e dell’etnocentrismo, con la conseguente affermazione della necessità di conoscere meglio, da parte del mondo occidentale, altre importanti religioni monoteiste come l’islam e l’ebraismo. Inoltre, intraprese con decisione la battaglia contro ogni forma di occultismo e di abuso della credulità popolare, proponendo un’interpretazione umanitaria delle superstizioni e delle credenze caratterizzanti il Meridione italiano. Vanno lette in questo senso le sue celebri inchieste sul diavolo, che evidenziarono la “sindrome demoniaca”, da cui l’umanità è da secoli sovrastata e afflitta, e stigmatizzarono la scelta, da parte della religione ufficiale, di dar vita ad un diavolo metaforico e dalle sembianze animalesche (caprone, serpe, etc.), anziché concentrare gli sforzi nella lotta ai mali reali, insiti nell’uomo e nella sua società. Nel 1995, ormai malato e quasi del tutto privo di vista, pubblicò i risultati della sua ricerca sul campo, portata avanti per più di dieci anni, iniziata in Abruzzo e Molise, lungo le sponde del fiume Trigno, ed estesa poi a livello europeo: La morte trionfata. Antropologia del lutto e La nera signora. Antropologia della morte. Si spense a Roma il 17 febbraio 1997, assistito da Bellotta. Mezz’ora dopo, il triste annuncio fu dato dai maggiori tabloid nazionali ed esteri, tutti d’accordo nel sottolineare la grandezza intellettuale di Alfonso di Nola ed il suo incondizionato impegno per la liberazione di ogni uomo, cristianamente percepito come fratello, nonostante il suo proclamato ateismo. Per iniziativa di amici e allievi, desiderosi di superare la perdita di un simile maestro di vita e di studi, la sua abitazione di Roma venne trasformata in associazione culturale. Presieduta da Ireneo Bellotta e forte della preziosa biblioteca dello studioso, la quale comprende migliaia di volumi di soggetto specifico, perfettamente ordinati e catalogati, l’associazione culturale “Alfonso M. di Nola” si prefigge di sostenere le scienze demoetnoantropologiche nel metodo storico-religioso individuato dallo studioso, senza alcun fine di lucro. Tuttora vi accedono studiosi e studenti, anche dall’estero. Nel nome di Alfonso di Nola, in seguito, sono nati altri centri di studio, associazioni culturali e premi letterari: il Centro “Alfonso Maria Di Nola” di Ferentino; il Centro di Gragnano e Monti Lattari “Alfonso Maria Di Nola”; la Sezione Speciale “Alfonso M. di Nola” del Museo di Pulcinella, ad Acerra; il Concorso Letterario per un saggio scientifico su fenomeni paranormali, organizzato dalla Sezione pugliese del CICAP.
L’Abruzzo ha ricordato lo studioso, per iniziativa di Bellotta, Giancristofaro ed altri estimatori, con l’istituzione, a Cocullo, del Centro Studi Tradizioni Popolari ”Alfonso M. di Nola”, patrocinato dalla Regione. Per ogni primo giovedì di maggio, dopo il rituale festeggiamento in onore di s. Domenico, il Centro Studi sottolinea l’importanza del suo metodo di ricerca tramite un convegno.

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Bibliografia

IRENEO BELLOTTA, EMILIANO GIANCRISTOFARO, a cura di, Alfonso M. di Nola. Scritti Rari, Lanciano, Edizioni Rivista Abruzzese, 2000.
AA. VV. Antropologia e storia delle religioni. Saggi in onore di Alfonso M. di Nola, a cura di Ireneo Bellotta, Roma, Newton Compton, 2000.
BRIZIO MONTINARO, voce “di Nola, Alfonso Maria”, Enciclopedia Italiana Treccani, Milano 2002.
LIA GIANCRISTOFARO, a cura di, Alfonso M. di Nola. Mutazione culturale negli ultimi cinquant’anni, Lanciano, Edizioni Rivista Abruzzese, 2004.